E’ morto Pablito…

Il mondo del calcio e l’Italia intera piangono Paolo Rossi, l’eroe del mundial in Spagna nel 1982. La nazione intera è commossa per la perdita di colui che ci ha portato sul tetto del mondo…

Io nel 1982 ero un ragazzo adolescente problematico con “guai” di salute.

Quell’estate, come tante altre, ero ricoverato alla Clinica Cobellis di Vallo Scalo in provincia di Salerno per subire un intervento chirurgico, l’ennesimo.

Da sempre appassionatissimo di calcio, sapevo che mi sarei perso “i Mondiali”, evento sportivo che capita ogni quattro anni. Si disputava in Europa, in Spagna per la precisione, da poco uscita dalla dittatura di Francisco Franco. La nostra nazionale ci era arrivata in “sordina”, con dei buoni giocatori, certo, ma nessuno pensava mai che potesse vincere. Allenatore o CT come dir si voglia era Enzo Bearzot, il “vecio”, friulano testardo che già nel mondiale argentino ci aveva condotti al quarto posto, dopo aver disputato un ottimo mondiale ( l’Italia è stata l’unica squadra a battere i futuri campioni del mondo dell’Argentina, che giocavano in casa). In Argentina, per la cronaca, nel ’78 c’era la dittatura militare di Videla.

Ma torniamo al mundial spagnolo, a casa mia in quei giorni di giugno si era rotta la TV e siccome circolavano già le TV a colori, speravo tanto che mio padre ne comprasse una per consentirmi di vedere un mondiale “colorato”…

Invece no, ne acquistò ancora una in bianco e nero, che terremo per altri vent’anni. Ebbene con quella TV, una Philips, assistei, in piedi, perchè mio padre continuava a chiamarmi per andare in ospedale (dovevo essere ricoverato per l’intervento cui dovevo sottopormi) alla vittoria sull’Argentina.

Era il pomeriggio del 29 giugno 1982, martedì, allo stadio Sarrià di Barcellona…
Accadde un piccolo miracolo. Nel calcio possono accadere. La nazionale italiana è risorta (dopo un primo girone decisamente mediocre) siglando un’impresa. Ha battuto i campioni del mondo in carica dell’argentina della superstar Maradona, il divino Brasile sarebbe stato il prossimo avversario. È stata una battaglia aspra, persino violenta, dalla quale gli azzurri sono usciti da trionfatori. Una partita mediocre dal lato squisitamente tecnico; è stata invece intensa sul piano emotivo per la concentrazione con la quale è stata affrontata e giocata da ambo le parti. Per l’Italia dei pareggi è arrivata finalmente la vittoria e l’ha colta contro una delle più titolate squadre presenti al Mundial. 

Poi affrontiamo il Brasile, squadra fortissima: Socrates, Falcao, Eder, Junior, Tonihno Cerezo, Zico, Valdir Perez, sono alcuni dei nomi di quella fantastica squadra.

Italia-Brasile si gioca anch’essa allo stadio Sarrià di Barcellona il 5 luglio 1982, tale partita, considerata da alcuni come uno dei più grandi incontri di calcio di tutti i tempi, comportò l’eliminazione della nazionale brasiliana dalla competizione, come vedremo, e venne definita dalla stampa verdeoro Tragedia del Sarriá.

Intanto io ero stato ricoverato ed operato, convinto comunque che l’Italia avrebbe perso col supertitolato Brasile…

Ebbene, io quella partita non l’ho vista, ero allettato, non potevo alzarmi, l’ho però ascoltata per radio, incredulo per ciò che stava accadendo…

Faceva molto caldo, mi ricordo benissimo che dopo la partita è venuto a trovarmi in ospedale il mio amico Nicola Nastasi, con suo fratello Antonio, freschi di scorribande con bandiere tricolori, per condividere con me quel momento che rimarrà indimenticabile.

Nelle prime quattro partite Paolo Rossi aveva giocato malissimo, sulla gazzetta dello sport aveva preso regolarmente 4 in pagella, tanto che fossi stato io il CT non lo avrei fatto giocare, come tanti italiani. Si sa gli italiani sono 60 milioni di CT. E invece il “vecio” no, è andato avanti per la sua strada…

E quel pomeriggio afoso del 5 luglio 1982 a Barcellona risorse Paolo Rossi, e con lui l’Italia, come si fa a dimenticarlo…

Fece addirittura una tripletta, l’Italia andò sempre in vantaggio e vinse 3-2, al Brasile per qualificarsi bastava un pareggio.

Rossi diventò per tutti Pablito, l’uomo della provvidenza che ci portò in cima all’olimpo del calcio. Dopo il Brasile la pur forte Polonia divenne una formalità con una doppietta del Paolo nazionale…

Ricordo città impazzite, Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo e la penisola tutta. I Rolling Stones ai concerti indossavano la maglia di Paolo Rossi…

E arriva il giorno della finale con gli “odiati” tedeschi, la Germania Ovest è molto forte: Rumenigge, Schumaker, Breitner, Briegel, Kaltz, alcuni dei campioni in maglia bianca.

E’ l’11 luglio 1982, domenica, io ero ancora in ospedale convalescente, mi ricordo che ho detto a mio padre di comprarmi un televisore, per consentirmi di vedere la partita a letto. Mio papà ci ha provato, ha girato tutti i negozi di elettrodomestici di Vallo della Lucania, invano, perchè allora la domenica i negozi erano chiusi.

E allora?

Allora ho “obbligato” mio padre a chiedere al primario del reparto di chirurgia, Francesco Cobellis (Don Ciccio), di poter uscire in via del tutto eccezionale, domenica per poi rientrare lunedì mattina. “Don Ciccio” travolto anch’esso probabilmente dall’euforia collettiva ha detto a mio padre: “Io non so niente, quindi se non so niente…”. Morale, sono uscito il pomeriggio tardi e ho visto la finale sul divano in pelle del mio salotto e, mentre sul balcone i miei genitori disquisivano dei più svariati argomenti con i miei zii, io provavo tra le emozioni più belle e importanti della mia vita.

Anche nella finale Rossi fu protagonista, dopo un rigore sbagliato da Cabrini, Pablito sbloccò la partita di testa, infilando la palla tra le gambe di Schumaker.

Vincemmo il mondiale di calcio per la terza volta, fu un vero ed indimenticabile tripudio generale, mio nonno, ottantenne, del 1902, mi disse: “è come se l’Italia avesse vinto una guerra”, lui che le guerre le aveva viste davvero.

In tutto ciò Paolo Rossi ha avuto un ruolo determinante, era un ragazzo semplice, umile, uno di noi insomma, che ha incarnato lo spirito italico, portandolo dove nessuno poteva immaginare.

Grazie Paolo per le emozioni che ci hai regalato, dimenticarti è impossibile…

Nicola Manna

6 pensieri su “E’ morto Pablito…

  1. Buona sera prof,
    Siamo qui a piangere l’ennesimo campione di uno sport, ahimé, che non esiste più.
    Un calcio fatto di appartenenza ai propri colori, tatuati indelebilmente sulla propria pelle, di lealtà sportiva e di sentimenti.
    Molti giovani atleti dovrebbero prendere ad esempio questi fenomeni anziché pensare solo al Dio denaro.
    Sono convinto che, stasera, sugli spalti di un rettangolo astratto, ci sia il pubblico delle grandi occasioni per vedere le prodezze di due grandi extraterrestri come Rossi e Maradona…
    E chissà forse neanche troppo astratto…
    “Vivere lasciando un segno dietro di sé non è morire”.

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  2. Tutto è da contestualizzare agli anni e forse anche al contesto dove si è cresciuti. Certo a mio parere, gli anni 80 per chi li ha vissuti sono stati i migliori mai esistiti, a partire dalla musica, alla moda, che non a caso stiamo andando a ripescare e alle partite di calcio. I calciatori di allora li vedevamo solo sul campo, uomini piccoli piccoli che si muovevano veloci, mossi solo credo esclusivamente dalla passione. Oggi non è più così. Le regole del mercato non hanno pietà, credo che sia difficile trovare un settore dove circolino più soldi che nel calcio. Ma noi tifosi amiamo comunque la nostra squadra con i nostri ricordi più belli, che forse un po’ enfatizziamo, ma che ci permettono, tornando non poi tanto indietro nel tempo, ancora di sognare.

    Palma

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  3. Mi ricordo quando alla fine di quel primo disastroso girone, ho sentito qualcuno dire “Se Paolo Rossi si sveglia passiamo il prossimo turno e vinciamo il mondiale”. “Eddai”, ho pensato. Beh, aveva ragione. Non sono mai stata interessata al calcio, ma in quell’inizio estate ho sfondato la poltrona.
    PS: a quei tempi i calciatori di grido avevano le mogli, adesso hanno le veline. E con questo credo che abbiamo detto più o meno tutto.

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