Il ritorno di Silvia

E’ tornata a casa Silvia, la volontaria italiana rapita in Kenia e tenuta in ostaggio per ben lunghi 18 mesi.

Probabilmente (non lo diranno mai, come sovente accade in questi casi) è stato pagato dallo stato italiano un ricco riscatto per far sì che la ragazza riabbracciasse i suoi cari.

“L’immagine” del suo rientro ha suscitato molte polemiche, è infatti “apparsa” in abiti musulmani dicendo di essersi convertita all’islam, senza forzature…

Personalmente ritengo che non sia giusto da parte di uno stato continuare a pagare riscatti (è già successo più volte in passato), perchè così si rischia di finanziare il terrorismo.

Poi, per quanto riguarda “l’islamizzazione”, beh, io sono per la libertà di culto, però forse in questo momento storico, tornare sorridente dicendo di essere stata molto bene con i rapitori, di essersi convertita, di aver cambiato nome (Aisha) e “abiti” non è stato apprezzato da molti.

romano

NM

Che sarà…

Viviamo un momento durissimo…

In tutti i sensi…

Morte, angoscia, incertezza…

Tutto appare nebuloso, tranne la voglia di speranza…

Noi, dopo aver pianto i nostri morti (memoria storica del ‘900), vogliamo continuare a sognare, ne rivendichiamo il diritto.

Sappiamo che è difficile, sappiamo che in passato il nostro paese ha fatto tanti, per certi versi esiziali errori.

Ma noi,

per rendere degna la morte di tante persone a cui è mancata proprio la dignità della fine, abbiamo il dovere di lottare e crederci…

Per cui noi…

VOGLIAMO CONTINUARE A SOGNARE UN FUTURO DIVERSO.

NM

Potenza dell’immagine

Purtroppo in questi giorni siamo avvezzi ormai a confrontarci con immagini di questo tipo.

Si, confrontarci, con noi stessi, con gli altri, per le sensazioni ed emozioni dolorose che provocano.

L’immagine di sinistra rappresenta tante bare, come fossero cose qualunque, sono cumuli di “sarcofagi” che contengono corpi che fino a poco fa avevano vita, emozioni, amore. E in quest’ultimo momento, quello del trapasso, non possono neanche avere un funerale, a causa della pandemia in corso. I loro cari dunque non possono “salutarli” neanche l’ultima volta. Tutto ciò è molto triste ed  ingiusto. Rimane tutto sospeso, per sempre.

L’immagine di destra invece è ancora più atroce!

Rappresenta una bambina di quattro anni, ammalata di tumore, e quindi in isolamento. Il papà che la saluta da oltre il vetro, non può confortarla, abbracciarla, coccolarla, come si dovrebbe in questo caso. Il rischio per la bimba di contrarre anche il virus, sarebbe troppo elevato.

La bambina e il papà hanno tutta la mia solidarietà e la mia comprensione.

In questi momenti piange l’universo…

NM

Ansie e paure

E’ indubbiamente un momento molto difficile, per tutti, davvero tutti. Ormai la minaccia di una pandemia è un fatto concreto, purtroppo. Però bisogna ricorrere alle nostre risorse interiori per trovare un equilibrio.

Certo non è affatto semplice, le città sono vuote, i negozi chiusi, le serrande abbassate, gli ospedali pieni, come lo sono gli obitori.

A detta di tanti è uno dei momenti più duri dal dopoguerra, non c’è da stare allegri insomma, anche perchè non sappiamo quanto durerà.

In tutto ciò abbiamo però una certezza, il mondo non si fermerà…

Dobbiamo essere forti e CREDERE nel futuro ed in quello che NOI sapremo sicuramente fare per rialzarci.

Avremo difficoltà, perderemo soldi, lavoro ed anche vite ma abbiamo il dovere morale di crederci.

L’unico modo per “esorcizzare” le ansie e le paure, che sono irrazionali evidentemente, è distrarsi, cercare di pensare ad altro, fare qualcosa che tenga impegnata la nostra mente, la peggiore dei nostri nemici.

CE LA FAREMO, NE SONO SICURO.

NM

 

Incubo virale

Ormai ci siamo, purtroppo siamo ben oltre le previsioni, in termini di contagio. Resto della mia idea, e cioè che non è la peste nera, però la diffusività di questo virus è forse stata sottovalutata.

Certo è inutile speculare su queste cose, ad esempio su ritardo nella percezione e negli interventi, ora bisogna essere uniti ed attenerci scrupolosamente alle indicazioni governative. Tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per limitare il contagio, che comunque aumenterà, come pure i morti, purtroppo.

Dal punto di vista pratico la popolazione deve fidarsi delle istituzioni e dei tecnici preposti a far fronte a questa che è una vera e propria emergenza sanitaria nazionale.

Bisogna muoversi il meno possibile, evitare luoghi affollati e contatti ravvicinati. Starsene a casa se si avverte temperatura alta (sopra i 37,5), lavarsi spesso le mani, evitando saluti “all’italiana”, con abbracci e strette di mano appunto.

Usare le mascherine (se si trovano) solo se necessarie e in maniera intelligente, cioè usare quelle giuste per proteggersi (FFP3 o FFP2) e far  indossare mascherine, anche chirurgiche, a chi si sospetta essere infetto (mi riferisco soprattutto agli operatori sanitari). Inoltre le mascherine andrebbero cambiate spesso, altrimenti perdono di efficacia, diventando oltretutto anch’esse altrettanti ricettacoli di germi.

Infine mi preme ringraziare tutti gli operatori sanitari, che sono allo stremo, ma stanno garantendo la nostra sicurezza e qualità delle cure (tra le migliori al mondo), mettendo a repentaglio la loro salute.

Ce la faremo

NM

“Egoismo generazionale…”

La generazione di mio nonno, mio omonimo (1902-1990), ha “visto” due guerre mondiali, con in mezzo il fascismo, ma soprattutto, tanta sofferenza, povertà e anche fame. Con orgoglio sottolineo che mio nonno partecipò alla campagna di Fiume nel 1924 (Nel gennaio del 1924 l’Italia e la Jugoslavia firmarono un trattato in cui il territorio di Fiume veniva diviso a metà tra i due stati. Il 16 marzo del 1924, re Vittorio Emanuele III entrò a Fiume e proclamò la città parte del Regno d’Italia).

La generazione di mio padre (1935-2014), ha vissuto l’infanzia mentre si combatteva il secondo conflitto mondiale. Anch’egli ha vissuto primavere difficili…

Al termine della guerra, insieme all’esigenza di ricostruire, sono arrivati i dollari americani col piano Marshall (Il Piano, ufficialmente chiamato piano per la ripresa europea (“European Recovery Program“), con la sua attuazione, fu uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell’Europa dopo la guerra. Questo piano consisteva in uno stanziamento di oltre 12 miliardi di dollari). Per cui la gente cominciò a ben sperare per il futuro, soprattutto i giovani.

Tutto ciò creò un “humus”, favorevole allo sviluppo e alla crescita economica, impetuoso (miracolo economico). Il bel paese in poco tempo raggiunse i grandi del mondo. Questo evento fu accompagnato da una grande crescita demografica (Per pochi anni si osserva anche un aumento della fecondità (il numero di figli per donna): è il baby boom, con un picco nel 1964, in cui si registrano oltre un milione di nati vivi e, in media, 2,7 figli per donna).

E poi?

Poi c’è il ’68…

Il ’68 è il fenomeno socio-culturale avvenuto negli anni a cavallo del 1968, nei quali grandi movimenti di massa socialmente eterogenei, formatisi spesso per aggregazione spontanea, interessarono quasi tutti i Paesi del mondo con la loro forte carica di contestazione contro i pregiudizi socio-politici.

Le generazioni sessantontine e post-sessantottine avevano un potenziale enorme tra le mani (vedi sopra…).

Però, probabilmente, non sono state in grado di gestirlo. Alberto Sordi avrebbe detto: “Se so’ magnati tutto…”.

Negli anni ’70 c’è stata la guerra del Kippur, con conseguente crisi petrolifera, il terrorismo rosso e nero (anni di piombo), sono stati anni duri, pieni di violenze e contestazioni sociali.

Il momento congiunturale era oggettivamente difficile, certo, però l’Italia, a mio modo di vedere, in quegli anni non è stata in grado di evolversi, di capitalizzare tutto il potenziale di cui disponeva, ha iniziato a pensare al “presente” (pensioni, privilegi di vario tipo etc…), ritenendo a torto di disporre di risorse infinite. E’ stato un grave errore! Un politico serio deve essere lungimirante, deve avere un’idea di paese a dieci, vent’anni…

Ciò non è avvenuto, complice una classe politica piuttosto mediocre, appunto, che oltretutto ha anche creato un debito pubblico spaventoso…

E oggi?

Oggi siamo un paese stagnante, in tutti i sensi, non cresciamo, non nascono bambini, tanti giovani disoccupati, tanti giovani emigrati (ahimè…), si inizia a lavorare tardi e si va in pensione (forse) tardissimo.

In compenso però ci sono ancora tanti “anziani” già pensionati (con gran belle pensioni…) che continuano a lavorare, sottraendo il già esiguo lavoro ai giovani…Sono i “ultimi” dei “sessantottini”.

Questa mia breve sintesi non ha pretese di scientificità, è solo una riflessione sul fatto che le generazioni sessantottine e post-sessantontine, insieme alle classi dirigenti politiche hanno grosse responsabilità riguardo allo stato attuale del paese. Nel senso che hanno eroso tutte le risorse, dimenticandosi delle generazioni future.

E’ stato un FIGLICIDIO!

NM

 

Isolato il coronavirus in Italia

Con grandissimo piacere e onore (oltre all’orgoglio italico…), constato che proprio in Italia, nella fattispecie all’ospedale Spallanzani di Roma (nosocomio specializzato nelle malattie infettive) è stato isolato il famigerato coronavirus.

Ora che si conosce meglio la sua “faccia” combattere il coronavirus potrebbe essere più facile: nella corsa dei laboratori di tutto il mondo, l’Italia incassa un successo riuscendo a isolarlo e depositando le informazioni per metterle a disposizione della comunità scientifica. L’annuncio arriva dal ministro della Salute, Roberto Speranza, durante una conferenza stampa allo Spallanzani, dove è ricoverata la coppia di cinesi contagiata, in condizioni stabili.

Merito di un team tutto femminile, tre ricercatrici dell’Istituto, di cui una precaria. «Aver isolato il virus significa avere molte opportunità di poterlo studiare, capire e verificare meglio cosa si può fare per bloccare la diffusione. Sarà messo a disposizione di tutta la comunità internazionale. Ora sarà più facile trattarlo».

Il nostro sistema sanitario nazionale è tra i migliori del mondo…

PROBABILMENTE…

Anche i cinesi ce l’hanno fatta, ma  a differenza nostra, hanno ritenuto opportuno non condividere i dati con il resto del mondo…

Viva l’Italia, viva la libertà, viva la democrazia…

NM

CORONAVIRUS

Del nuovo virus “cinese” si è detto tanto, forse troppo…

Da dove arriva, come si trasmette, chi sono gli untori, i morti, gli infetti, i portatori sani, origine, topi, pipistrelli, serpenti, etc…Tanti tuttologi.

In realtà, come è scientificamente dimostrato il virus è sì, pericoloso ed anche letale in alcuni casi, ma sicuramente meno di quanto si vuol far credere…

I fobici imperversano ovunque, gli allarmi, il terrorismo psicologico, il razzismo, la speculazione politica mettono la popolazione in uno stato di agitazione perenne.

In primis una situazione di emergenza dovrebbe essere gestita tempestivamente dalla classe dirigente politica che invece arriva sempre troppo tardi…

In un paese davvero civile ed efficiente, come dovrebbe essere una nazione occidentale industrializzata e quindi progredita, la questione potrebbe essere gestita senza allarmi infondati.

Certo ci vuole cautela, competenza e tempestività, ma senza inutile enfasi.

Ad oggi il nuovo virus è considerato letale per il 2% dei casi, ad essere sinceri i più esposti sono gli anziani gli immunodepressi etc…

Insomma, mi spiace deludere gli allarmisti, ma il coronavirus non è la nuova peste.

NM

LIBIA

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La Libia occupa la parte centrale del Nordafrica, affacciandosi sul Mar Mediterraneo intorno al Golfo della Sirte, tra il 10º e il 25º meridiano est; la Libia è il quarto paese dell’Africa per superficie, il diciassettesimo del mondo.

La lingua ufficiale è l’arabo, sebbene si parli berbero e anche italiano, la religione ufficiale è quella islamica.

Il paese nordafricano è ormai da tempo nel caos…

L’odierna Libia era abitata sin dal periodo neolitico da popolazioni indigene, antenate dei berberi odierni, dedite all’allevamento dei bovini e alla coltivazione dei cereali.

Poi…Tante dominazioni “straniere”: egizia, greco-fenicia, romana, vandala, bizantina, araba, ottomana. Poi ha avuto la dominazione italiana e la seconda guerra mondiale (1911-1951). Dal 1951 al 1969, i libici, hanno ottenuto l’indipendenza e formato il regno di Libia.

Il 1º settembre 1969 re Idris viene deposto da un gruppo di ufficiali nasseriani. Il paese fu ribattezzato Repubblica araba di Libia e Mu’ammar Gheddafi resse il governo provvisorio, che avviò un programma di nazionalizzazioni delle grandi imprese e dei possedimenti italiani, chiudendo inoltre le basi militari statunitensi e britanniche.

Di fatto Gheddafi instaurò un regime, che teneva sotto controllo le diverse “anime libiche”, fino a quando non ci fu la guerra civile del 2011…

Gheddafi non concretizzò i cambiamenti richiesti dagli oppositori che approfittando della ventata di novità “democratica” portata dalle “primavere arabe”, nel febbraio del 2011 causarono sommosse popolari, alle quali seguì un conflitto armato che vide opposte le forze fedeli a Gheddafi agli insorti del Consiglio Nazionale Libico.

L’ONU autorizzò un intervento armato per difendere la popolazione civile, ma in realtà bombardò le forze governative.

Parteciparono: Usa, GB, Canada, Italia e soprattutto Francia che spinse molto…

Gheddafi cade e viene ucciso…

Dopo la caduta di Gheddafi la Libia è divenuta ostaggio degli scontri fra le numerose milizie tribali che formavano la coalizione dei ribelli. I diversi governi che si sono succeduti hanno tentato di imporre l’autorità del potere centrale su questi gruppi, cercando di disarmarli o di integrarli nell’esercito nazionale, ma hanno sostanzialmente fallito, in quanto le amministrazioni centrali si sono sempre dimostrate troppo deboli e il parlamento troppo diviso.

Oggi il governo riconosciuto come ufficiale è quello di Fajez Al Serraj, anche se è conteso dal generale Haftar che nel 2014 ha compiuto un colpo di stato e, di fatto, controlla parte del paese…

Oggi dunque abbiamo caos in un paese che è di fronte a noi nel mediterraneo, da dove partono tanti barconi di disperati verso il nostro paese. In più oltre ai suddetti si sono “presentati” altri protagonisti, come se non bastasse, a complicare la vicenda, sono la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan…

La Francia a mio parere, con la sua perenne vocazione imperialista è una delle maggiori responsabili di ciò che sta accadendo in Libia.

Per quanto riguarda noi, beh, non possiamo certo essere esclusi da ciò che accade nel paese nordafricano, visto gli interessi legati alla nostra posizione geografica, anche se gli altri paesi cercano di marginalizzarci.

Serve una grande politica estera e una capacità diplomatica non da poco…

Speriamo bene…

NM

 

Pietro Anastasi

E’ mancato improvvisamente Pietro Anastasi, grande centravanti della Juventus degli anni ’70 e della nazionale Italiana di calcio.

Improvvisamente per gli altri, non per la famiglia ahimè…Scopriamo adesso che Pietro era ammalato di SLA, come ormai è accaduto a tanti altri ex calciatori.

Pietruzzu, o il pelè bianco come veniva soprannominato è stato un gran bel goleador. Emigrato da Catania, sua città di origine, esordì nel Varese, venne acquistato dalla Juventus, sbarazzando la concorrenza dell’Inter.

Tanti e belli i suoi gol, ha fatto sognare migliaia di persone, soprattutto gli operai meridionali della Fiat di Torino, emigrati dal profondo sud in cerca di fortuna, che vedevano in lui un simbolo, uno che ce l’aveva fatta.

Anastasi era e sarà sempre Juventino, come lui stesso ha ammesso, anche se ha militato in squadre, oltre al Varese, come l’Inter e l’Ascoli.

Suo uno dei due gol nella finale del campionato europeo disputato a Roma contro la ex Jugoslavia il 10 giugno 1968. Risultato finale 2-0, Gigi Riva l’altro marcatore.

Quello di Roma è l’unico europeo vinto dalla nazionale Italiana di calcio.

Sua anche la rete storica contro l’Inghilterra nel 1973 (prima vittoria dell’Italia contro gli inglesi).

Per tutto questo, io mi vergogno di essere italiano e sportivo, in quanto la federazione Italiana gioco calcio non ha riservato neanche un minuto di silenzio per la scomparsa del grande Pietro Anastasi.

Il calcio moderno è uno sport privo di valori, malato, dove l’unica cosa che conta sono i soldi, tanti soldi, non esistono quasi più le “bandiere” e non c’è spazio per i sentimenti.

Ciao Pietro, buon viaggio…

Grazie per avermi dato emozioni e per aver “colorato” i miei sogni di bambino “inquieto”.

NM