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C’è sempre tempo per studiare…

La scuola dove ho l’onore di insegnare è una scuola storica, ha più di cinquant’anni…

Si tratta dell’istituto Giovanni Giorgi di Milano, in viale Liguria 19/21.

In particolare io insegno nell’IDA (istruzione per adulti, ex serali) per scelta, in quanto mi relaziono con studenti lavoratori che hanno già una storia di vita e di lavoro e vogliono diplomarsi.

Abbiamo avuto tanti successi negli ultimi anni, molti studenti si sono diplomati con 100.

Inoltre, secondo Eduscopio 2020 Milano (la classifica delle scuole superiori) il Giorgi si è classificato benissimo. I dati pubblicati dalla fondazione Agnelli sugli istituti che meglio preparano agli studi universitari o al lavoro dopo il diploma.

Questo portale (eduscopio) è un valido strumento per l’orientamento: la qualità di ogni istituto è stabilita in base a rigorosi criteri di confronto. I migliori istituti per chi vuole intraprendere la carriera universitaria sono valutati in base all’indice FGA: l’indicatore che considera la velocità nel percorso di studi in base alla percentuale di crediti universitari ottenuti e la qualità nell’apprendimento analizzando la media dei voti agli esami. Gli istituti migliori nell’offrire ai loro studenti maggiori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro sono invece quelli con l’indice di occupazione più alto, ovvero la percentuale degli ex studenti che hanno lavorato per più di sei mesi in due anni dalla maturità.

Tra gli istituti tecnici il Giorgi si è classificato secondo.

L’istituto da cinque indirizzi:

Elettronica;

Elettrotecnica;

Meccanica;

Amministrazione finanza e marketing;

Liceo scientifico (opzione scienze applicate).

La scuola oltre a fornire un servizio insostituibile (offre opportunità a chi si è perso per strada, oppure a stranieri che vogliono integrarsi), ha delle unicità, ad esempio è l’unico liceo d’Italia con un corso serale…

Insomma, non è mai tardi per riprendere gli studi e conseguire l’agognato diploma.

L’ambiente è nuovissimo, accogliente ed inclusivo, ci sono docenti preparati e appassionati.

Perchè non provarci?

L’istituto è STATALE

Nicola Manna

Quando crederci aiuta…

Ho l’onore di insegnare in una scuola di istruzione secondaria per adulti (IDA), dove ci sono studenti molto motivati, ma soprattutto docenti appassionati…

A tal fine, in particolare, mi preme segnalare due docenti che hanno rappresentato l’anima della scuola negli ultimi anni: Francesco Muscella e Fiorella Di Donato.

La scuola di cui parlo è l’istituto Giorgi di Milano.

Il progetto di mobilità Erasmus Plus, presentato dai corsi IdA, è stato selezionato e ammesso al finanziamento europeo. Il nostro Istituto è dunque partner del progetto “EDA’n’EDA”, che prevede la mobilità del personale docente impegnato nei percorsi di Istruzione degli adulti.

E’ indubbiamente un grande successo per la nostra scuola, è tutto merito dei suddetti docenti…

Qui di seguito il link per ulteriori chiarimenti/precisazioni:

86/2020 – Progetto Erasmus Plus

E’ morto Pablito…

Il mondo del calcio e l’Italia intera piangono Paolo Rossi, l’eroe del mundial in Spagna nel 1982. La nazione intera è commossa per la perdita di colui che ci ha portato sul tetto del mondo…

Io nel 1982 ero un ragazzo adolescente problematico con “guai” di salute.

Quell’estate, come tante altre, ero ricoverato alla Clinica Cobellis di Vallo Scalo in provincia di Salerno per subire un intervento chirurgico, l’ennesimo.

Da sempre appassionatissimo di calcio, sapevo che mi sarei perso “i Mondiali”, evento sportivo che capita ogni quattro anni. Si disputava in Europa, in Spagna per la precisione, da poco uscita dalla dittatura di Francisco Franco. La nostra nazionale ci era arrivata in “sordina”, con dei buoni giocatori, certo, ma nessuno pensava mai che potesse vincere. Allenatore o CT come dir si voglia era Enzo Bearzot, il “vecio”, friulano testardo che già nel mondiale argentino ci aveva condotti al quarto posto, dopo aver disputato un ottimo mondiale ( l’Italia è stata l’unica squadra a battere i futuri campioni del mondo dell’Argentina, che giocavano in casa). In Argentina, per la cronaca, nel ’78 c’era la dittatura militare di Videla.

Ma torniamo al mundial spagnolo, a casa mia in quei giorni di giugno si era rotta la TV e siccome circolavano già le TV a colori, speravo tanto che mio padre ne comprasse una per consentirmi di vedere un mondiale “colorato”…

Invece no, ne acquistò ancora una in bianco e nero, che terremo per altri vent’anni. Ebbene con quella TV, una Philips, assistei, in piedi, perchè mio padre continuava a chiamarmi per andare in ospedale (dovevo essere ricoverato per l’intervento cui dovevo sottopormi) alla vittoria sull’Argentina.

Era il pomeriggio del 29 giugno 1982, martedì, allo stadio Sarrià di Barcellona…
Accadde un piccolo miracolo. Nel calcio possono accadere. La nazionale italiana è risorta (dopo un primo girone decisamente mediocre) siglando un’impresa. Ha battuto i campioni del mondo in carica dell’argentina della superstar Maradona, il divino Brasile sarebbe stato il prossimo avversario. È stata una battaglia aspra, persino violenta, dalla quale gli azzurri sono usciti da trionfatori. Una partita mediocre dal lato squisitamente tecnico; è stata invece intensa sul piano emotivo per la concentrazione con la quale è stata affrontata e giocata da ambo le parti. Per l’Italia dei pareggi è arrivata finalmente la vittoria e l’ha colta contro una delle più titolate squadre presenti al Mundial. 

Poi affrontiamo il Brasile, squadra fortissima: Socrates, Falcao, Eder, Junior, Tonihno Cerezo, Zico, Valdir Perez, sono alcuni dei nomi di quella fantastica squadra.

Italia-Brasile si gioca anch’essa allo stadio Sarrià di Barcellona il 5 luglio 1982, tale partita, considerata da alcuni come uno dei più grandi incontri di calcio di tutti i tempi, comportò l’eliminazione della nazionale brasiliana dalla competizione, come vedremo, e venne definita dalla stampa verdeoro Tragedia del Sarriá.

Intanto io ero stato ricoverato ed operato, convinto comunque che l’Italia avrebbe perso col supertitolato Brasile…

Ebbene, io quella partita non l’ho vista, ero allettato, non potevo alzarmi, l’ho però ascoltata per radio, incredulo per ciò che stava accadendo…

Faceva molto caldo, mi ricordo benissimo che dopo la partita è venuto a trovarmi in ospedale il mio amico Nicola Nastasi, con suo fratello Antonio, freschi di scorribande con bandiere tricolori, per condividere con me quel momento che rimarrà indimenticabile.

Nelle prime quattro partite Paolo Rossi aveva giocato malissimo, sulla gazzetta dello sport aveva preso regolarmente 4 in pagella, tanto che fossi stato io il CT non lo avrei fatto giocare, come tanti italiani. Si sa gli italiani sono 60 milioni di CT. E invece il “vecio” no, è andato avanti per la sua strada…

E quel pomeriggio afoso del 5 luglio 1982 a Barcellona risorse Paolo Rossi, e con lui l’Italia, come si fa a dimenticarlo…

Fece addirittura una tripletta, l’Italia andò sempre in vantaggio e vinse 3-2, al Brasile per qualificarsi bastava un pareggio.

Rossi diventò per tutti Pablito, l’uomo della provvidenza che ci portò in cima all’olimpo del calcio. Dopo il Brasile la pur forte Polonia divenne una formalità con una doppietta del Paolo nazionale…

Ricordo città impazzite, Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo e la penisola tutta. I Rolling Stones ai concerti indossavano la maglia di Paolo Rossi…

E arriva il giorno della finale con gli “odiati” tedeschi, la Germania Ovest è molto forte: Rumenigge, Schumaker, Breitner, Briegel, Kaltz, alcuni dei campioni in maglia bianca.

E’ l’11 luglio 1982, domenica, io ero ancora in ospedale convalescente, mi ricordo che ho detto a mio padre di comprarmi un televisore, per consentirmi di vedere la partita a letto. Mio papà ci ha provato, ha girato tutti i negozi di elettrodomestici di Vallo della Lucania, invano, perchè allora la domenica i negozi erano chiusi.

E allora?

Allora ho “obbligato” mio padre a chiedere al primario del reparto di chirurgia, Francesco Cobellis (Don Ciccio), di poter uscire in via del tutto eccezionale, domenica per poi rientrare lunedì mattina. “Don Ciccio” travolto anch’esso probabilmente dall’euforia collettiva ha detto a mio padre: “Io non so niente, quindi se non so niente…”. Morale, sono uscito il pomeriggio tardi e ho visto la finale sul divano in pelle del mio salotto e, mentre sul balcone i miei genitori disquisivano dei più svariati argomenti con i miei zii, io provavo tra le emozioni più belle e importanti della mia vita.

Anche nella finale Rossi fu protagonista, dopo un rigore sbagliato da Cabrini, Pablito sbloccò la partita di testa, infilando la palla tra le gambe di Schumaker.

Vincemmo il mondiale di calcio per la terza volta, fu un vero ed indimenticabile tripudio generale, mio nonno, ottantenne, del 1902, mi disse: “è come se l’Italia avesse vinto una guerra”, lui che le guerre le aveva viste davvero.

In tutto ciò Paolo Rossi ha avuto un ruolo determinante, era un ragazzo semplice, umile, uno di noi insomma, che ha incarnato lo spirito italico, portandolo dove nessuno poteva immaginare.

Grazie Paolo per le emozioni che ci hai regalato, dimenticarti è impossibile…

Nicola Manna

Ciao Diego

E’ successo…

Diego Armando Maradona è morto…

E’ morto giovane, troppo giovane…

Il più grande calciatore di tutti i tempi (a mio parere) è volato in cielo.

Era il sogno e insieme il mito della mia generazione. Quanti ricordi…

Un giocatore che da solo ha vinto il mondiale, DA SOLO…

Con il pallone faceva ciò che voleva, l’unico, il solo. Era genio, poesia, classe pura, nulla di costruito.

Era un uomo tutto sommato semplice, di origini umilissime (cosa che non ha mai dimenticato), che detestava il potere e i potenti, che cercava di contrastare…

E’ approdato nel 1984 nella città della sua vita: Napoli, città complicata e difficile.

E’ stato amore a prima vista, ha portato il calcio Napoli a livelli inimmaginabili prima. Ha fatto vincere scudetti, coppe e dato tante gioie ai napoletani, per i quali Diego è semplicemente il dio del calcio…

Tantissimi napoletani nati in quegli anni si chiamano Diego, in suo onore…

Non sono sempre state rose e fiori però…

Ha attraversato momenti molto difficili, la droga, la camorra, la fuga.

Noi però lo vogliamo ricordare così…Cioè come un uomo, con tutti i pregi ed i difetti. Ha reso felice il popolo napoletano, afflitto da mille problemi, e tutti quelli che amano il calcio.

A mio parere è stato un politico capopopolo mancato, basti pensare alle amicizie particolari (Chavez, Fidel Castro) ed ai nemici (Bush). Emblematico il commento dopo la partita Argentina-Inghilterra in cui aveva segnato un gol con la mano: “non sono stato io, è stata la mano de Dios…”, per chi non si ricorda o non può ricordarsi in quegli anni c’era stata una guerra tra Argentina ed Inghilterra per le isole Falkland/Malvinas. Esattamente 35 anni fa, il 14 giugno 1982, volgeva al termine uno dei conflitti armati più cruenti, ma anche più incomprensibili, fra due potenze occidentali, l’Argentina ed il Regno Unito. La guerra navale fu intensa e cruenta. La guerra finì appunto il 14 giugno 1982 con le truppe inglesi che issano l’Union Jack nella capitale delle isole, Port Stanley.

Noi non abbiamo nessuna autorità morale per giudicare l’uomo, noi vogliamo ricordare il calciatore, unico al mondo capace di suscitare certe emozioni…

Nicola Manna

“Esilio” volontario e senso di patria oggi…

Prendendo spunto dal sonetto “A Zacinto” di Ugo Foscolo, si vuole riflettere sull’esilio (volontario o obbligato) cui tanti devono sottoporsi…

Mi riferisco a tutti coloro che, per motivi diversi (economici, tragici, scelta, etc…), si allontanano dalla loro madrepatria verso lidi lontani…

E anche sul senso di patria e di confini…

Tanti studiosi si sono confrontati su questa questione, in particolare sull’importanza oggi di avere un forte senso di appartenenza alla propria terra, visto la tendenza attuale ad eliminare i confini (forse…).

Un esempio è l’Europa Unita…

All’uopo allego la poesia di Ugo Foscolo:

A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Calcio e covid

A luglio assistiamo ancora a partite del campionato di calcio, ma non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, agli “europei” o addirittura ai “mondiali”, bensì al campionato italiano di calcio che non si è ancora concluso, causa covid 19.

Ovviamente a quelle che assistiamo sono tutt’altro che partite, orari e temperature folli, giocatori che “vagano” in mezzo al campo, risultati anomali e classifica conseguente poco attendibile per i valori reali delle squadre. Certo tante compagini fruiscono dei “punti pre-covid”, una di queste è la Juventus, però lasciatemelo dire, il calcio è un’altra cosa…

Per evidenti pressioni (Sky, Dazn, lega, Figc…), il campionato in qualche modo deve concludersi, quindi speriamo finisca davvero presto…

Il ritorno di Silvia

E’ tornata a casa Silvia, la volontaria italiana rapita in Kenia e tenuta in ostaggio per ben lunghi 18 mesi.

Probabilmente (non lo diranno mai, come sovente accade in questi casi) è stato pagato dallo stato italiano un ricco riscatto per far sì che la ragazza riabbracciasse i suoi cari.

“L’immagine” del suo rientro ha suscitato molte polemiche, è infatti “apparsa” in abiti musulmani dicendo di essersi convertita all’islam, senza forzature…

Personalmente ritengo che non sia giusto da parte di uno stato continuare a pagare riscatti (è già successo più volte in passato), perchè così si rischia di finanziare il terrorismo.

Poi, per quanto riguarda “l’islamizzazione”, beh, io sono per la libertà di culto, però forse in questo momento storico, tornare sorridente dicendo di essere stata molto bene con i rapitori, di essersi convertita, di aver cambiato nome (Aisha) e “abiti” non è stato apprezzato da molti.

romano

NM

Che sarà…

Viviamo un momento durissimo…

In tutti i sensi…

Morte, angoscia, incertezza…

Tutto appare nebuloso, tranne la voglia di speranza…

Noi, dopo aver pianto i nostri morti (memoria storica del ‘900), vogliamo continuare a sognare, ne rivendichiamo il diritto.

Sappiamo che è difficile, sappiamo che in passato il nostro paese ha fatto tanti, per certi versi esiziali errori.

Ma noi,

per rendere degna la morte di tante persone a cui è mancata proprio la dignità della fine, abbiamo il dovere di lottare e crederci…

Per cui noi…

VOGLIAMO CONTINUARE A SOGNARE UN FUTURO DIVERSO.

NM

Potenza dell’immagine

Purtroppo in questi giorni siamo avvezzi ormai a confrontarci con immagini di questo tipo.

Si, confrontarci, con noi stessi, con gli altri, per le sensazioni ed emozioni dolorose che provocano.

L’immagine di sinistra rappresenta tante bare, come fossero cose qualunque, sono cumuli di “sarcofagi” che contengono corpi che fino a poco fa avevano vita, emozioni, amore. E in quest’ultimo momento, quello del trapasso, non possono neanche avere un funerale, a causa della pandemia in corso. I loro cari dunque non possono “salutarli” neanche l’ultima volta. Tutto ciò è molto triste ed  ingiusto. Rimane tutto sospeso, per sempre.

L’immagine di destra invece è ancora più atroce!

Rappresenta una bambina di quattro anni, ammalata di tumore, e quindi in isolamento. Il papà che la saluta da oltre il vetro, non può confortarla, abbracciarla, coccolarla, come si dovrebbe in questo caso. Il rischio per la bimba di contrarre anche il virus, sarebbe troppo elevato.

La bambina e il papà hanno tutta la mia solidarietà e la mia comprensione.

In questi momenti piange l’universo…

NM

Ansie e paure

E’ indubbiamente un momento molto difficile, per tutti, davvero tutti. Ormai la minaccia di una pandemia è un fatto concreto, purtroppo. Però bisogna ricorrere alle nostre risorse interiori per trovare un equilibrio.

Certo non è affatto semplice, le città sono vuote, i negozi chiusi, le serrande abbassate, gli ospedali pieni, come lo sono gli obitori.

A detta di tanti è uno dei momenti più duri dal dopoguerra, non c’è da stare allegri insomma, anche perchè non sappiamo quanto durerà.

In tutto ciò abbiamo però una certezza, il mondo non si fermerà…

Dobbiamo essere forti e CREDERE nel futuro ed in quello che NOI sapremo sicuramente fare per rialzarci.

Avremo difficoltà, perderemo soldi, lavoro ed anche vite ma abbiamo il dovere morale di crederci.

L’unico modo per “esorcizzare” le ansie e le paure, che sono irrazionali evidentemente, è distrarsi, cercare di pensare ad altro, fare qualcosa che tenga impegnata la nostra mente, la peggiore dei nostri nemici.

CE LA FAREMO, NE SONO SICURO.

NM